Recensione “Cuore di cane” di Mikhail Bulgakov

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Autore: Mikhail Bulgakov

Titolo: Cuore di cane
Editore: Vari, la mia edizione è della Newton Compton
Pagine: 128 
Valutazione generale: 
Trama 
Sotto il bisturi di uno scienziato un cane viene trasformato in uomo. Ma non è la bestia a diventare più nobile, è lo spirito umano ad abbassarsi al livello canino. O forse la verità è un’altra?
Forse, semplicemente, l’uomo è più crudele e insensato di qualsiasi animale? La storia del cane/uomo Pallino nella Russia della rivoluzione è allo stesso tempo un racconto vibrante e una satira spietata: un romanzo che si tiene sempre in magico equilibrio tra la narrativa e il teatro, tra la precisione scientifica e il grottesco, tra la dura realtà quotidiana dei soviet e l’assurdo.

Recensione 

 ❝Tolse dal terzo ripiano dell’armadio un vasetto e si mise a esaminarlo controluce, corrugando le ciglia. Immerso in un pesante liquido trasparente nuotava, senza mai andare a fondo, la pallina biancastra che era stata estratta dal cervello di Pallino.❞

Ho sempre nutrito un timore quasi reverenziale nei confronti di Bulgakov. “Il maestro e Margherita” è tra i romanzi preferiti di diverse persone delle quali stimo molto l’opinione perciò, come sempre in questi casi, la mia paura è quella di non amarlo abbastanza. Mi succede sempre, che si tratti di un film, di un libro, di un luogo: sento tantissima pressione quando so che c’è qualcuno che si aspetta che qualcosa mi piaccia, che mi presenta le sue cose preferite aprendosi. Non mi capita invece con le cose che non piacciono: lì ci sguazzo proprio, sentendomi libera di trovare difetti ma anche qualche pregio.
Tornando a noi, mi sono avvicinata a Bulgakov dalla retrovia con “Cuore di cane” e mi è piaciuto tantissimo. Un romanzo breve ma denso di significati: la carriera da medico di Bulgakov, la Russia degli anni ’20, il proletariato, i comitati, la ricerca scientifica e quella un po’ fantascientifica, un intelligentissimo cane e un professore visionario. Grottesco ma illuminante, per me, al pari di “Il grande dio Pan”. La traduzione forse non è perfetta ma, rispetto al solito, non ho trovato grandi imprecisioni e il testo scorre davvero piacevolmente.


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