Recensione "Il pane sotto la neve" di Vanessa Navicelli



Autore: Vanessa Navicelli

Titolo: Il pane sotto la neve (Saga della Serenella #1)
Editore: CreateSpace
Pagine: 252 pagine
Valutazione generale: 
Trama 
Il pane sotto la neve è un romanzo di narrativa popolare, ambientato “da qualche parte sulle
colline dell’Emilia, al confine con la Lombardia, dove la provincia di Piacenza abbraccia la
provincia di Pavia.” 

È la saga di una famiglia contadina dai primi del ’900 fino alla primavera del 1945.
Si racconta della prima guerra mondiale, della fatica del lavoro in campagna, delle figlie che
crescono e si fidanzano. Dell’arrivo della seconda guerra mondiale, della Resistenza. E dei nipoti:
chi parte soldato, chi diventa partigiano. 

Un mondo e una felicità fatti di piccole grandi cose. Tra politica e apparizioni della
Madonna, canzoni degli alpini e orgoglio partigiano, la musica di Verdi e le passeggiate lungo il
Po, innamoramenti inattesi e le gare ciclistiche di Bartali e Coppi, le recite di Natale in
parrocchia e un bicchiere di vino all’osteria. 

Per ricordare le nostre radici. Chi siamo e quanto ci è costato arrivare fin qua.
Un romanzo sulla famiglia e per tutta la famiglia.
Un romanzo “trasversale”, che si rivolge sia agli adulti che ai ragazzi.  Una di quelle storie che si raccontavano una volta, attorno al fuoco, tutti assieme (bambini
compresi). Qualcosa da condividere. 

Il linguaggio è semplice ed essenziale, come lo è la gente di cui si racconta.
Molte cose sono vere. Molte altre sono verosimili.
Ci sono parti drammatiche e parti umoristiche. Come nella vita.
Questo romanzo è il primo della Saga della Serenella.
La serenella (o lillà) è un fiore semplice e profumatissimo. È il mondo contadino, la famiglia, la
primavera dell’anima. È il simbolo di ciò che è buono e vero. Di un mondo pulito e
schietto. 

Ma tutto questo lo potrete capire, veramente, solo leggendo le storie della gente nata là, sulle
colline al confine tra Emilia e Lombardia, nella terra dove cresce la serenella.

 

Recensione 


La libertà, per ora, riposa sotto la neve. 

Ma arriverà la primavera… e non sarà solo il grano a germogliare.



“Il pane sotto la neve” è il primo capitolo di una saga familiare ma si può leggere tranquillamente da solo in quanto autoconclusivo.
Sulle colline dell’Emilia inizia il ‘900 e inizia la vita matrimoniale di Tino e Cesira, due giovani poveri ma innamorati. Tra l’arrivo delle figlie, le due guerre, il terreno a mezzadria e le difficoltà, l’autrice dipinge con vividi colori la bellezza di una vita semplice, sempre onesta, dove tra le note amare spiccano momenti di gioia e umorismo. La storia è coinvolgente, a tratti drammatica, altri divertente, altri ancora quasi banale: è la storia di una vita vera, dove per i fatti più sconvolgenti non ci si ferma ma si tirano sù le maniche perché bisogna pur sempre mangiare. I personaggi sono incredibilmente vivi, imperfetti ma coerenti con la storia e i percorsi di vita ed è impossibile non affezionarcisi. Sembrava di sentirmela accanto, Cesira, come mia nonna quando mi raccontava esperienze similari. La vita di campagna, quella che ho vissuto e che sento sotto la mia pelle, è descritta con delicatezza e onestà, con i dolori che può portare l’incertezza di un guadagno, di uno “stipendio a fine mese”, con la gioia di gustare i propri frutti e ammirare i propri fiori. Sotto la serenella, Tino e Cesira cercano di vivere una vita semplice e umile, ma è possibile quando due guerre mondiali si susseguono a così breve distanza?
Raccontare della Storia non è semplice. Non sembra mai di avere tra le mani un intervento manualistico come spesso accade nei romanzi storici, perché ogni personaggio ha il suo ruolo nel rappresentare una parte della storia recente, andandosi a incastrare con gli altri per dipingere un quadro più completo che piace agli adulti ma risulta comprensibile anche per i bambini. Tra battute di spirito e momenti drammatici, la voglia di arrivare sino alla fine è tanta ma è accompagnata dall’amarezza nel sapere di dover abbandonare dei personaggi che pare di sentire vivi tra le pagine.
Ho riso (davvero, non sorriso, non inviato uno smile che ride con le lacrime. Ho riso di gusto, ad alta voce), pianto (e tanto) e riflettuto. E ricordato. E riscoperto una voglia di semplicità dimenticata. Inutile dire che non vedo l’ora che l’autrice pubblichi gli altri capitoli della Saga della Serenella. 



 Romanzo finalista nazionale al Premio Letterario RAI “La Giara” 2012 – Prima Edizione




 

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