Recensione "Annientamento" di Jeff VanderMeer



Autore: Jeff VanderMeer

Titolo: Annientamento (Trilogia dell’Area X #1)
Titolo originale: Annihilation (Southern Reach #1)
Casa editrice: Einaudi
Pagine: 182 pagine
Valutazione generale: 
Trama 
Per trent’anni l’Area X – un territorio dove un fenomeno in costante espansione e dall’origine sconosciuta altera le leggi fisiche, trasforma gli animali, le piante, sembra manipolare lo stesso scorrere del tempo – è rimasta tagliata fuori dal resto del mondo. La Southern Reach, l’agenzia governativa incaricata di indagarne gli enigmi e nasconderla all’opinione pubblica, ha inviato numerose missioni esplorative. Nessuna però è mai tornata davvero dall’Area X: chi, inspiegabilmente, ricompariva al di qua del confine era condannato a un destino peggiore della morte. Questa volta, però, sarà diverso: la dodicesima missione è composta unicamente da donne. Quattro donne che non conoscono nulla l’una dell’altra, nemmeno il nome – sono indicate con la funzione che svolgono: l’antropologa, la topografa, la psicologa e la biologa – accettano di partecipare a un viaggio che assomiglia molto a un suicidio. Cosa le ha spinte a imbarcarsi in una missione tanto pericolosa? La biologa spera di ritrovare il marito, uno dei membri dispersi della spedizione precedente. Ma forse cerca anche di fuggire dai suoi fantasmi. E le altre? Cosa nasconde la psicologa, ambigua leader del gruppo? Quando le quattro esploratrici incappano in una strana costruzione mai segnalata da nessuna mappa, capiranno che fino a quel momento i disturbanti misteri dell’Area X erano stati appena sfiorati. Jeff VanderMeer ha costruito un mondo in cui l’avventura, il fantastico, l’ignoto sono le coordinate per indagare il più alieno dei pianeti: la psiche umana.

Recensione 

❝È impossibile anche comprenderne la bellezza, e quando vedi la bellezza nella desolazione qualcosa dentro di te cambia. La desolazione cerca di piantare radici nel tuo intimo.❞



Annientamento è decisamente un libro particolare. È narrato in prima persona, come una sorta di memoir, dalla biologa, che si presenta quasi subito come narratore inaffidabile. Non è certa neanche lei di ciò che vede e sente, omette volutamente dei particolari secondo lei superflui e lo dichiara tranquillamente rivolgendosi al lettore, dando invece spiegazioni sul perché certi dettagli siano presenti. Tutto ciò che leggiamo, lo leggiamo attraverso le parole della biologa, sappiamo solamente ciò che lei vuole farci sapere e nella misura in cui vuole farlo.
A far rientrare Annientamento nella categoria degli horror non è tanto la storia, quanto lo stile di VanderMeer. Volutamente sintetico e claustrofobico, sentiamo quasi di non poter mai spostare lo sguardo, di non poter vedere oltre un limite imposto dalla narrazione, perché anche quelle rare volte che crediamo di aver capito qualcosa in più, la biologa in realtà ci aveva preceduti. Solo, non ce l’aveva detto subito. Stare sempre un passo indietro rispetto al narratore, col fiato sul collo di un qualcosa di estremamente angosciante, eppure non potersi voltare mai: è così che Jeff VanderMeer riesce a far sentire il lettore. Il suo stile è tanto conturbante da renderci ansiosi, preoccupati, quasi trasportati noi stessi nell’Area X senza possibilità di uscita. 
La storia viene costruita lentamente, mattone per mattone, con la presenza di pochissimi discorsi e di molti flashback, “solo quelli utili”, però, a detta della biologa. I ricordi incentrati sul marito della protagonista, membro della precedente spedizione, sembrano voler far compiere un passo avanti al lettore ma le informazioni sono sempre troppo poche, troppo confuse e inaffidabili, proprio perché tali sono i pensieri della biologa. 
Una scienziata che si trova davanti a qualcosa che non capisce, ma tenta coi suoi limitati mezzi di comprendere, raccoglie campioni che osservandoli non rilevano nulla, ma il dubbio l’accompagna: e se l’Area X le facesse vedere solo quello che vuole che lei veda? Se nascondesse la sua vera natura quando guarda, beffandosi di lei? 
La tensione è palpabile e si nutre di ogni piccolo indizio datoci dal narratore, da ogni suono che la biologa sente o crede di sentire, da ogni colpo di scena che ci sembrava di aver previsto – ma non poi così tanto. 
È facile provare una connessione col personaggio della biologa, perché è complessa e a tratti spiacevole, ma estremamente umana e riesce facile provare empatia per una donna dalla mente scientifica, incredula ma allo stesso tempo aperta, incredibilmente intelligente, arguta e capace.
Estremamente ben scritto, la storia sembra scivolare dalle nostre mani, rendendo difficile e strano comprenderla, ma è ben chiaro come non scivoli mai a VanderMeer, che con una maestria costruisce un mondo nel quale ogni parola è importante, ogni tassello ha un suo posto. 

È un romanzo al femminile, dove ogni donna è il cattivo, il buono, il pericoloso, il forte, l’intelligente, il manipolatore. Nonostante la presenza di personaggi maschili altrettanto ben caratterizzati – a VanderMeer bastano pochi paragrafi per creare dei personaggi ben distinti rispetto agli altri – sono le donne le vere protagoniste. Sono tutto e sono nessuno, come creature fuori e dentro l’Area X. Il misterioso e l’inquietante che nasconde l’Area X è nascosto all’interno di ogni uomo.  


Anche in occasione dell’uscita del film, disponibile su Netflix Italia, consiglio la lettura del romanzo non solo agli amanti dell’horror e del fantascientifico, ma a chiunque abbia voglia di una lettura decisamente particolare. 


Annientamento è stato vincitore nel 2014 del premio “Shirley Jackson Award for Horror Novels” e nel 2015 del “Nebula Award for Science Fiction Novels”. 


❝Il cielo nero, senza nuvole, incorniciato dalle linee alte e strette formate dai pini, rifletteva tutta l’immensità del firmamento. Nessun confine, nessuna luce artificiale a oscurare migliaia di fulgide punture di spillo. Vedevo ogni cosa.❞
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